Storie di noi e dei nostri gatti

Gatto neroGatti and Gatti cresce, ormai da diversi anni, su di un diario, ormai sgualcito.
Tutto ebbe inizio quando Artù, un bel gatto nero, apparso per caso in un prato, si avvicinò a me, intento ad annotare, sul mio nuovo diario, la giornata di lavoro.
Ho sempre scritto, almeno due righe al giorno, cosa mi accadeva durante la giornata, un pò per tenerne traccia, un pò per il desiderio di sfogare alcuni momenti di nervosismo a cui il mio lavoro mi portava.
Artù si fece sotto, accostandosi alla panchina del giardino, fuori casa mia. Strano che un gatto si avvicini così ma, lui, era giovane e probabilmente era stato ben sfamato da qualcuno, perchè il suo pelo era di un nero lucido. La sua fiducia nel genere umano era ancora intatta.
Un bicchiere di carta con dell’acqua era a fianco a me. Ne era rimasta poca in realtà ma, per Artù era sufficiente pensai, e lo misi a terra. Vi misi a fianco un pezzo di cracker e sorrisi quando si avvicinò senza troppi timori.



Gatto neroMi fermai a guardarlo mentre beveva dal bicchiere. Mi sono sempre chiesto come facessero i gatti, al contrario dei cani, a bere e mangiare senza versare una goccia. Ho avuto diversi cani nella mia vita ed ho sempre dovuto pulire ogni giorno la zona dove mangiavano, e non solo. Guardai altri gatti, in lontananza, tenersi alla larga da me, e sorrisi,abbassando lo sguardo su Artù.
Ripresi a scrivere, annotando quel che era appena accaduto, sul mio diario. Dopo alcune frasi, una testolina nera fece capolino, capovolta, sul braccio con cui tenevo il diario, più o meno all´altezza del gomito. Due grandi occhi gialli mi stavano guardando.

Gatto che dormePoggiai la penna fra le pagine ed accarezzai Artù sulla testa. Le sue fusa mi rapirono all´istante. Sorrisi di nuovo, e ripresi a scrivere. Lui si mise acciambellato a fianco a me, sulla panchina.
Pochi minuti dopo terminai di scrivere i miei appunti sulla giornata di lavoro. Chiusi l´agenda e la riposi nella borsa da lavoro. Avevo ancora un paio di cracker. Ne diedi uno ad Artù, sbriciolandolo sulla panchina, e l´altro lo misi in bocca io.
Feci per alzarmi ed Artù scese dalla panchina. La macchina era parcheggiata di fronte e, quando aprii lo sportello, lui si accostò. Mi chinai e lo raccolsi, facendolo sedere sul sedile al mio fianco.Stranamente, almeno per me, non fece resistenze ma si acciambello', probabilmente sentendo il mio odore.

Inizio' cosi' la nostra storia e prosegue ancora oggi!!!

Lettiera per gatti

Una volta a casa, stesi una coperta in una scatola bassa, di quelle usate per riporre i vestiti, di materiale plastico trasparente. Presi la scatola e la misi a fianco alla mia scrivania e vi appoggiai Artù. L’angolo di lavoro che mi sono creato è il più caldo della stanza e, probabilmente per questo, Artù ci rimase tranquillo mentre iniziai a leggere su internet cosa avrei dovuto comprare per lui e così feci. Appresi che, è buona norma scegliere gli accessori in base ai bisogni del gatto, e non scegliendoli solo per il piacere personale di chi li acquista.

Ciotole di metallo per gattiFra le varie possibilità che esistono per le ciotole, (metallo, ceramica o plastica) la cosa più importante da sapere è che la plastica è un materiale poroso, naturalmente predisposto ad assorbire i batteri ed i saponi usati per lavarle, quindi si dovrà cambiare spesso.Come secondo punto scopersi che era preferibile usare ciotole basse ed ampie.
Lasciai a casa Artù, per fare in modo che si ambientasse, e scesi a comprare le ciotole per L’acqua e per il cibo. Optai per quelle di metallo. Una volta al negozio presi anche una cuccia, una lettiera ed alcuni consigli pratici del tizio al negozio per far capire ad Artù a cosa servisse la lettiera.

Il Veterinario

Il VeterinarioMa certo! La prima cosa da fare l’indomani, appena tornato dal lavoro, sarebbe stato portare Artù dal Veterinario. …e così feci.
Ho aperto la porta di casa e sono uscito. Ne avevo visto uno a pochi passi da casa e sembrava accogliente. Chiesi in giro, fermando qualche padrone di cani, ed avendo conferme in merito. Almeno, con i cani era bravo, quindi ho presunto lo fosse anche coi gatti. Il veterinario fece una prima visita molto accurata. Artù aveva meno di un anno. Probabilmente era per questo motivo che ancora non aveva diffidenza verso gli uomini. Nessun microchip e quindi dovetti mettergliene uno. Avrei voluto farglii una fotografia a quel bel gatto nero, tranquillo e rilassato, quasi fosse routine quotidiana.
Il primo impatto con il veterinario, per Artù, non fu dei migliori. Il vermifugo lo fece stare male diverse ore ma, alla fine, sortì il suo effetto. Il veterinario mi chiese di tornare qualche giorno dopo, al termine dell’azione del vermifugo, per le vaccinazioni di base, le più comuni.

Inziziamo qui la descrizione di un classico delle storie: due cuori e una capanna




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